Articolo pubblicato su L’Arengo del Viaggiatore
“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo. Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo. (…)
Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”
Pier Paolo Pasolini
Per Pierpaolo Pasolini la parola barbarie ha un solo significato: borghesia.
Secondo l’intellettuale di nascita bolognese, sarebbe il ceto borghese il grande “male” della società moderna.
Essa attraverso strumenti istituzionali di controllo, gestione sociale e dilagante perbenismo, ha modificato in modo irreversibile lo sviluppo naturale della nostra società, limitando e opprimendo gli istinti naturali, le passioni genuine e il senso morale primitivamente insito in ogni individuo.
L’acme della strumentalizzazione e dell’omologazione sociale è stata raggiunta, secondo Pasolini, attraverso il consumismo. Esso si diffonde nella società infettandone ogni individuo, riducendolo al mero servizio dell’economia capitalista e della pubblicità.
Quest’ultima condiziona la società proponendo modelli facilmente raggiungibili, iniziando quel processo di omologazione che sarà palese ai giorni d’oggi.
Infatti, nei nostri anni, tutto attorno a noi è pubblicità; ne siamo consapevolmente o inconsapevolmente condizionati.
Tuttavia contrastare un’economia capitalista e il consumismo ad essa connessa sarebbe banale e retorico; esso è parte integrante della nostra società e non dev’essere visto necessariamente come uno strumento negativo. Difatti da un certo punto di vista il consumismo prettamente economico ha appiattito e levigato le discrepanze tra ceti sociali, almeno per quanto riguarda una visione superficiale basata sulla possibilità, da parte di ogni individuo, ad accedere a certi tipi di prodotti. In termini pratici: tutti, o quasi, al giorno d’oggi possiedono un’auto, un PC, un cellulare e tutti quei prodotti ormai definiti “indispensabili” alla vita quotidiana.
L’aspetto negativo è che siamo passati, attraverso i media e i principali mezzi di comunicazione, da un consumismo esclusivamente commerciale ad un consumismo di idee. Tutto ciò è spiegabile se si pensa a come, nelle nuove generazioni, il look è direttamente connesso a tutta una serie di atteggiamenti, modi di fare e, purtroppo, idee. Anche le ideologie, da sempre considerate tra le principali libertà dell’uomo, sono tendenza, moda, strumento di vendita e consumo.
Ciò che a mio parere può essere definito “barbarie”, invece, è la dilagante pigrizia intellettuale, quello che poco fa ho definito “consumismo ideologico”, la diffusione di idee e pensieri standardizzati e prestabiliti. È come se si comprasse un “pacchetto unico” comprendente “ideologia” associata ad atteggiamenti specifici e, perché no, anche abbigliamenti ed espressioni linguistiche particolari. La mancanza di una coscienza intellettuale individuale, di un intero atteggiamento alla vita che ti porta anche a scontrarti con le idee altrui, a lottare per i tuoi ideali, questo è tutto ciò che pian piano si sta allontanando dal nostro mondo; lo sentiamo scivolare via ogni qualvolta, accendendo la TV, sentiamo discorsi retorici e banali arricchiti da perbenismo e pregiudizio.
La cosa peggiore, il “male” della società, è quindi rinunciare ad avere idee proprie, asservire ed essere soggiogati dalle mode e dalle tendenze, accettare l’omologazione delle proprie coscienze.


